27 febbraio 2026 · 6 min lettura
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Il Dipartimento di Giustizia americano ha scaricato sul web 3 milioni di pagine sui crimini di Jeffrey Epstein. Due sviluppatori hanno clonato Gmail in 5 ore per renderle leggibili. E nei documenti spuntano almeno 20 nomi della Silicon Valley — da Musk a Gates, da Brin a Thiel. La tech ha costruito le armi per smascherare sé stessa.

Il 30 gennaio 2026, il DOJ ha rilasciato il carico documentale più massiccio nella storia giudiziaria americana: 3 milioni di pagine, 180.000 immagini, 2.000 video relativi alle indagini su Jeffrey Epstein. Tutto questo grazie all'Epstein Files Transparency Act, firmato a novembre 2025, che obbligava il governo a rendere pubblico ogni materiale non classificato entro 30 giorni.

Il problema? Tre milioni di pagine in PDF — molti scansionati male, con redazioni inconsistenti e nomi oscurati apparentemente a caso. Un tesoro informativo sepolto sotto montagne di burocrazia digitale, impossibile da navigare per un cittadino normale. L'Attorney General Pam Bondi ha elencato oltre 300 nomi di alto profilo contenuti nei file, ma senza indicare il contesto delle menzioni.
Almeno, fino a quando due sviluppatori non ci hanno messo le mani sopra.
Riley Walz, artista digitale noto come il "Tech Jester" di San Francisco, e Luke Igel, ingegnere software e CEO di Kino (una startup di video AI), hanno fatto ciò che il governo non è riuscito — o non ha voluto — fare: rendere quei documenti accessibili a chiunque. In 5 ore.

Il risultato si chiama Jmail — un clone dell'interfaccia Gmail dove, letteralmente, sei loggato come Jeffrey Epstein e puoi scorrere le sue email. PC Gamer l'ha definito "il progetto tech più maledettamente impressionante dell'anno", e a ragione.
Ma Walz e Igel non si sono fermati lì. Hanno costruito un'intera suite di strumenti, ciascuno ispirato a un servizio che tutti conosciamo:







La suite completa dei "J-tools" creati da Walz e Igel per esplorare ogni aspetto della vita digitale di Epstein
oltre 25 milioni di visitatori unici in poche settimane. Due persone, cinque ore di sviluppo iniziale, e la più grande operazione di trasparenza dal basso della storia recente. L'informazione che il governo aveva reso tecnicamente pubblica ma praticamente illeggibile è diventata navigabile come una casella di posta.
Ed è qui che la storia prende una piega scomoda per il mondo tech. Perché tra quei 3 milioni di pagine, investigatori citizen e giornalisti hanno trovato i nomi di almeno 20 dirigenti, investitori e ricercatori della Silicon Valley. Ecco i casi più eclatanti.
Elon Musk: ha scritto a Epstein nel 2012-2013 chiedendo "quale giorno/notte sarà la festa più selvaggia sulla tua isola?" — in netto contrasto con le sue dichiarazioni del 2024, quando sosteneva di aver rifiutato ogni invito.
Bill Gates: incontri multipli tra il 2011 e il 2014, anni dopo la condanna di Epstein per adescamento di minore. Email auto-inviate da Epstein nel 2013 suggerivano una relazione extraconiugale di Gates. Il suo portavoce ha definito tutto "completamente falso, un tentativo di ricatto."
Reid Hoffman: incontri documentati dal 2013 al 2018 via email, Skype e di persona. Ha inviato gelato "for the girls" alla residenza newyorkese di Epstein. Confermata la visita all'isola con Joi Ito del MIT Media Lab.
Peter Thiel: migliaia di documenti con pranzi e appuntamenti tra il 2014 e il 2017, inclusi incontri nel suo ufficio di San Francisco. Il suo rappresentante ha rifiutato di commentare.
E ancora: Sergey Brin con email del 2003 a Ghislaine Maxwell per organizzare un incontro a New York. Steven Sinofsky (ex-Microsoft) che nel 2012 chiedeva consiglio a Epstein per negoziare un'uscita da 14 milioni di dollari, promettendo di condividere i proventi. Fred Ehrsam (Coinbase) con circa 3 milioni investiti da Epstein nella piattaforma crypto. Perfino Mark Zuckerberg, presente "di passaggio" a una cena del 2015 organizzata da Hoffman.
Dal punto di vista tech, la cosa più affascinante non è solo Jmail — è l'intero ecosistema di strumenti open source che la community ha costruito per analizzare quei documenti. Le stesse tecnologie che le Big Tech hanno reso popolari, ritorte contro i loro creatori:
Un team OSINT brasiliano, partendo esclusivamente da dati pubblici, ha identificato intermediari chiave in 4-9 giorni. Il risultato concreto? Un'indagine formale avviata dal Ministério Público Federal brasiliano — l'equivalente della nostra Procura. Tre persone finite sotto inchiesta grazie a un gruppo di volontari armati di laptop e strumenti open source.
Poi c'è EpsteIn (sì, con la "I" maiuscola): un tool Python open source che verifica se i tuoi contatti LinkedIn compaiono nelle 3,5 milioni di pagine. E Sifter Labs, una piattaforma di document intelligence con ricerca semantica su oltre 33.000 documenti, embeddings e script rilasciati come open source.
La Silicon Valley ha passato vent'anni a costruire strumenti per connettere persone, organizzare informazioni e rendere il mondo trasparente. Quegli stessi strumenti — AI, grafi di conoscenza, OCR, piattaforme collaborative — stanno mettendo a nudo le connessioni più scomode dei suoi fondatori.
Jmail non è solo un progetto ben costruito. È la dimostrazione che la trasparenza non è più un privilegio delle istituzioni. Due sviluppatori, un weekend e l'intelligenza artificiale di Google hanno fatto quello che il Dipartimento di Giustizia non aveva saputo — o voluto — fare: rendere l'informazione davvero accessibile.
Gli strumenti che costruisci, prima o poi, vengono usati anche su di te.
NBC News — Epstein files reveal deep tech ties · CNBC — Epstein's Silicon Valley connections · CBS News — DOJ releases millions of documents · L'Espresso — Jmail e i file Epstein · Fast Company — Meet the engineers behind Jmail · HackerNoon — OSINT team turns Epstein dump into intelligence · PBS — List of powerful men in the Epstein files