2 marzo 2026 · 5 min lettura
Intelligenza ArtificialeSora chiude: sei mesi, $2.1M di revenue, $15M/giorno di costi. Disney ghostata, deepfake fuori controllo. Ma Open-Sora gira sul tuo homelab.
HardwareTrump incassa il 25% su ogni chip Nvidia venduto alla Cina. I chip finiscono nei sistemi militari del PLA. E per la prima volta in 30 anni, niente GPU nuove per chi gioca o fa homelab.
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Sette prodotti in tre giorni, zero keynote. Apple ha rinunciato al palco più famoso del tech, e il motivo è più semplice di quanto pensiate: quando non hai nulla che meriti una standing ovation, butti tutto fuori insieme e speri che la quantità faccia dimenticare la qualità.
Dal 2 al 4 marzo Apple scaricherà sul mercato iPhone 17e, un MacBook low-cost, MacBook Air M5, MacBook Pro con M5 Pro e M5 Max, iPad Air M4, iPad 12 con chip A18 e forse pure Apple TV e HomePod mini aggiornati. Sette prodotti — potenzialmente nove — in 72 ore.
Niente keynote, niente palco, niente one more thing. Solo comunicati stampa e un evento "Apple Experience" a New York, Londra e Shanghai dove giornalisti selezionati potranno toccare con mano. Tim Cook ha scritto su X che "è una settimana importante" — la frase meno ispirata nella storia del marketing tech.
Quando Steve Jobs aveva l'iPhone originale, un prodotto bastava per un evento che cambiava il mondo. Quando hai sette aggiornamenti incrementali, li annunci via email.
Il pezzo forte di questa settimana è un MacBook che parte da 699 euro. Chip A18 Pro — sì, quello dell'iPhone 16 Pro — schermo da 13 pollici, colori vivaci stile iMac. Sulla carta, sembra l'affare del secolo.
Poi leggi le otto limitazioni trapelate e cambia tutto.
Mark Gurman di Bloomberg riporta che internamente Apple lo considera "un valore incredibile" e si aspetta un'ondata di switcher da Windows e Chromebook. Il personale Apple Store è stato avvisato: orari prolungati come nei giorni di lancio iPhone.
L'iPhone 17e arriverà a 729 euro in Italia con uno schermo OLED da 6,1 pollici a 60 Hz. Sessanta. Hertz. Nel 2026.
Xiaomi, OPPO e Samsung vendono telefoni con display a 120 Hz a metà del prezzo da almeno tre anni. La singola fotocamera da 48 megapixel fa quasi tenerezza quando i rivali cinesi ne montano tre o quattro, con sensori da un pollice e zoom ottico 5x.
La novità più pubblicizzata è la Dynamic Island al posto del notch — una feature che sugli iPhone premium c'è dal 2022. Quattro anni per arrivare sul modello "economico". E le virgolette sono d'obbligo, perché 729 euro non sono esattamente un prezzo popolare.
L'unico upgrade sostanziale è il chip A19, che porterà Apple Intelligence su questo modello. Peccato che Apple Intelligence sia il problema, non la soluzione — ma ci arriviamo.
Il MacBook Air M5 promette un incremento del 15-25% in CPU e del 45% in GPU rispetto all'M4. La banda di memoria sale a 153 GB/s dai precedenti 120 GB/s. Il Neural Engine a 16 core è più efficiente.
Impressionante? Sulla carta sì. Nella vita quotidiana significa che Safari si apre mezzo secondo prima e Final Cut esporta un video leggermente più in fretta. Per chi ha un M3 o un M4, l'upgrade è quasi invisibile.
Apple ha perfezionato l'arte di vendere miglioramenti incrementali come rivoluzioni. L'M5 non è un salto generazionale — è il minimo sindacale per giustificare un nuovo numero dopo la lettera M. La vera domanda che nessuno a Cupertino vuole sentirsi fare: chi ha davvero BISOGNO di questo upgrade?
Il giudizio unanime su Apple Intelligence a inizio 2026 è devastante nella sua mediocrità: "Fine. Not broken, not useless, just... lacklustre." Funziona, non fa danni, ma non entusiasma nessuno.
Nel frattempo ChatGPT ha conquistato centinaia di milioni di utenti, Copilot è integrato in tutto l'ecosistema Microsoft, Gemini è ovunque su Android e Chrome. Apple è arrivata tardi alla festa dell'AI e ci si è presentata col vestito sbagliato.
La mossa più rivelatrice? Aver integrato Gemini di Google direttamente in iOS — una dipendenza strategica da un concorrente diretto che avrebbe fatto rivoltare Steve Jobs nella tomba. È come se Ferrari mettesse un motore Porsche nelle sue auto perché il proprio non era pronto.
Con Samsung che piega gli schermi, i cinesi che dominano l'AI on-device e Google che comanda il software, Apple si ritrova a rincorrere su ogni fronte. E non è una posizione a cui Cupertino è abituata.
Il 2026 è l'anno della resa dei conti per Apple — lo dicono Trusted Reviews, Creative Bloq e gli analisti di mezzo mondo. Dirigenti storici se ne vanno, l'innovazione è in stallo, la concorrenza galoppa.
Questa settimana di lanci non è strategia: è una vetrina piena di merce che nessuno ha chiesto con urgenza. Apple è diventata esattamente quello che Steve Jobs disprezzava — un'azienda che vende lo stesso prodotto con un numero diverso, anno dopo anno, contando sulla fedeltà del marchio anziché sulla qualità delle idee.
Il "one more thing" è diventato "seven more of the same".
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