27 aprile 2026 · 3 min lettura
HardwareChi ha un homelab fisico conosce quella camminata: ti alzi, raggiungi il rack, colleghi un monitor e una tastiera a una macchina che non risponde — solo per cambiare un'opzione nel BIOS o capire perché non fa boot. SSH non ti salva: serve un accesso pre-boot, quello che vede lo s
HardwareDa 39°C a 33°C sotto stress: il Thermal Grizzly M.2 SSD Cooler testato sul Crucial P3 del nodo failover Proxmox. Benchmark before/after con foto e dati reali.

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Sei test iperf3 sul cluster Proxmox con lo switch MokerLink 2G080110GS: 941 Mbps TCP, 0% packet loss UDP, latenza 0.124 ms. Il bottleneck non è lo switch da 79.99 dollari.
Prodotti inviati da JetKVM, DFRobot e SUNLU.
Chi ha un homelab fisico sa esattamente di cosa parlo: quella sensazione di alzarsi dalla sedia, camminare fino al rack o alla scrivania, e fare fisicamente ciò che si poteva fare in trenta secondi se solo si avesse avuto accesso remoto alla macchina. Non un accesso SSH — quello lo abbiamo tutti — ma un accesso vero, pre-boot, quello che ti fa vedere anche il BIOS.
JetKVM ci ha inviato il loro dispositivo per una review, e devo dire che già dal primo sguardo mi ha colpito. Questo è l'unboxing e il primo collegamento. Il test completo — con accesso cloud, gestione remota e confronto con PiKVM — arriverà nel prossimo articolo.

JetKVM è un KVM over IP: un dispositivo che si interpone tra la tua macchina e la rete, e ti dà controllo completo del computer anche quando il sistema operativo non è raggiungibile. Hai due opzioni per accederci: tramite cloud (app ufficiale) oppure direttamente via indirizzo IP sulla rete locale. Nessuna VPN obbligatoria, nessun agent da installare sul target.
Cosa puoi fare concretamente?
Per chi gestisce server fisici in casa, è esattamente quello strumento che manca quando SSH non basta.
La confezione è minimal, stile Apple. Bianca, pulita, con il device in mostra sul fronte. Dentro si trova tutto e solo quello che serve.

Il contenuto della scatola:

Il device in mano sembra davvero un Apple Watch — stessa forma arrotondata, stessa qualità percepita della scocca. Non è la solita schedina di plastica che ti aspetti da un accessorio homelab. Sul retro ci sono le porte: mini HDMI, USB-C (alimentazione), USB-C (dati), ethernet RJ45, e una porta addon che per ora non ha accessori disponibili ma che è già lì, pronta per espansioni future.
Il target che ho scelto per il test è il LattePanda Alpha — la scheda x86 con Intel m3-8100Y che uso nel mio stack AI con Ollama. Il case è stampato in 3D con il filamento di SUNLU.
Il collegamento è lineare:

Dopo pochi secondi dalla connessione allo switch, il dispositivo acquisisce un indirizzo IP ed è raggiungibile. Non serve nessuna configurazione iniziale da terminale.

Nel prossimo articolo (e video) entro nel dettaglio: accesso via cloud, test del controllo BIOS, emulazione ISO, e il confronto diretto con PiKVM che molti già usano nel proprio homelab.
Se non vuoi perderlo, il blog è il posto giusto — qui trovi sempre la versione più completa rispetto al video.