13 marzo 2026 · 7 min lettura
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Sei nelle serre di Comiso, provincia di Ragusa, in ginocchio davanti a un impianto di irrigazione che non risponde ai comandi da remoto. Il telefono segna una tacca, poi nessuna. L'SMS al tecnico resta in coda — "invio in corso" — da undici minuti. Alzi lo sguardo verso il cielo limpido della Sicilia sud-orientale e pensi che lassù, a 550 chilometri di quota, passano 650 satelliti Starlink progettati esattamente per questo: far arrivare quel messaggio. Ma il tuo operatore non ha firmato l'accordo giusto, e quei satelliti non parlano con il tuo telefono. Non ancora.
Al Mobile World Congress di Barcellona, il 2 marzo 2026, SpaceX ha ufficializzato quello che nell'industria si mormorava da settimane: Direct to Cell cambia nome in Starlink Mobile. Non è solo un rebranding cosmetico. Il nuovo nome accompagna numeri che ridimensionano qualsiasi scetticismo residuo: 16 milioni di utenti unici registrati sulla rete, di cui 10 milioni attivi ogni mese, con un obiettivo dichiarato di 25 milioni entro fine 2026. La costellazione che rende possibile tutto questo conta 650 satelliti V1 attivi, distribuiti su 32 paesi in 6 continenti. SpaceX punta a una valutazione di 1.750 miliardi di dollari per il previsto IPO 2026 (l’ultimo round di dicembre 2025 fissava il valore a circa 800 miliardi), e Starlink Mobile è il motivo per cui quella cifra non sembra più assurda.
Un anno e mezzo fa era un esperimento. Oggi è un servizio con più utenti di alcuni operatori mobili europei.

I numeri più impressionanti arrivano dai contesti di emergenza. Durante l'incendio di Palisades a Los Angeles, Starlink Mobile ha connesso 400.000 persone, gestito 250.000 SMS e recapitato oltre 150 alert di emergenza a chi aveva perso ogni altra forma di connettività. In Ucraina, attraverso la partnership con Kyivstar, 3 milioni di clienti si sono collegati alla rete satellite-to-phone in appena due mesi. Quando le torri cellulari vengono distrutte dai missili, il cielo diventa l'unica infrastruttura che resta.
Qui serve un bagno di realismo. I satelliti V1 attualmente in orbita offrono velocità sotto 1 Mbps — sufficienti per SMS, messaggi e poco altro. È connettività d'emergenza, non sostitutiva. La vera rivoluzione arriva con la generazione V2, prevista per metà 2027, che promette un salto qualitativo brutale: 150 Mbps per utente, densità dati 100 volte superiore, 16 volte più beam per satellite e un throughput complessivo superiore a 100 Gbps in download e 50 Gbps in upload per singolo satellite.
Il piano prevede 1.200 satelliti V2 in orbita entro sei mesi dal primo lancio, con oltre 50 satelliti per singolo volo Starship. La FCC ha già autorizzato 7.500 satelliti Starlink Gen2 aggiuntivi, portando il totale approvato a 15.000. È una scala industriale che nessun competitor può replicare, perché nessun competitor ha Starship.
Devo ammettere che su Starship ho un bias personale — trovo il progetto affascinante a prescindere dalle implicazioni per Starlink. Ma i ritardi accumulati dal programma di volo mi impediscono di prendere per oro colato la timeline "metà 2027". Potrebbe slittare. SpaceX ha una storia di deadline ambiziose e risultati reali che arrivano con qualche trimestre di scarto.
Nel Regno Unito, Virgin Media O2 ha già lanciato il primo servizio commerciale satellite-to-phone in Europa, a febbraio 2026. Ma la notizia che cambia la mappa è un'altra: Deutsche Telekom sarà il primo partner europeo per la tecnologia V2 di Starlink, con lancio previsto nel 2028. La copertura iniziale riguarderà 10 paesi europei: Germania, Austria, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Grecia, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord.
L'Italia non c'è.
Per il mercato italiano, la scommessa è diversa — e più rischiosa. WINDTRE (CK Hutchison) testerà il servizio satellite-to-phone nell'estate 2026, ma non attraverso Starlink: il partner scelto è AST SpaceMobile, il competitor texano che ha dimostrato videochiamate dallo spazio con 5 satelliti contro i 650 di Starlink. Il veicolo operativo è SatCo, una joint venture tra Vodafone e AST SpaceMobile, che coprirà 5 paesi: Austria, Danimarca, Irlanda, Italia e Svezia. È una tecnologia promettente — i test sono stati impressionanti — ma la scala è un altro pianeta. Letteralmente.
"It's always the last 10 percent, 5 percent, 1 percent that's uncovered. The forests, the mountains, the islands." — Dr Abdu Mudesir, Deutsche Telekom
Io a Comiso ci sono cresciuto, e il rapporto di questa città con la connettività è una saga di per sé. Nel 2022, Comiso era letteralmente l'ultimo comune della provincia di Ragusa a ricevere la copertura fibra da Open Fiber. Ultimo. Non penultimo — ultimo. Oggi il progetto è al 90% di completamento: 35.000 unità immobiliari su 40.000, 180 km di fibra posata, 14 milioni di euro di investimento. In centro la situazione è migliorata. Ma basta uscire di qualche chilometro, verso le serre e le campagne della fascia trasformata, e il segnale cellulare diventa un ricordo. Le aziende agricole che ho raccontato nel post sull'agritech nelle serre di Comiso lavorano con sensori IoT che hanno bisogno di connettività costante — e spesso non la trovano.
Per queste realtà, il satellite-to-phone non è un gadget per early adopter. È infrastruttura critica. E il fatto che l'Italia debba affidarsi a una joint venture con 5 satelliti in orbita, mentre Deutsche Telekom prepara il V2 di Starlink per 10 paesi europei, racconta una storia di priorità che conosciamo fin troppo bene.
Chi gestisce un homelab conosce l'ironia di avere un'infrastruttura più affidabile della rete mobile del proprio operatore. Un reverse proxy con WireGuard, monitoring con Grafana, backup automatici su tre destinazioni diverse — e poi il failover 4G che crolla ogni volta che piove forte. Starlink Mobile cambia le carte in tavola in modo concreto: quando il tuo telefono può parlare direttamente con un satellite, il backup cellulare del tuo homelab diventa un backup satellitare. Con la generazione V2 e 150 Mbps per utente, non parliamo più di SMS d'emergenza ma di una connessione utilizzabile per gestire la tua infrastruttura da remoto.
Starlink Mobile è reale, funziona, e sta crescendo a un ritmo che rende obsolete le obiezioni di due anni fa. Ma per l'Italia il quadro è frammentato: siamo fuori dalla partnership Deutsche Telekom per il V2, e la nostra alternativa — AST SpaceMobile via WINDTRE — è una scommessa su una costellazione che conta i satelliti sulle dita di due mani. I consumatori italiani vedranno probabilmente le prime offerte satellite-to-phone nei piani premium entro fine 2026, ma la connettività che conta davvero — quella da 150 Mbps che cambia le regole — arriverà per ultima, come la fibra a Comiso. Nel frattempo, le serre restano senza segnale, gli homelabber si arrangiano con failover creativi, e il futuro della connettività italiana si decide in orbite che il nostro paese non sta contribuendo a popolare.
Fonti: SpaceX Starlink Mobile — MWC 2026 · Deutsche Telekom partnership · Tom's Hardware IT · HWUpgrade · RagusaNews — fibra Comiso · Open Fiber Ragusa