11 giugno 2026 · 9 min lettura
HardwareIl CrowPanel Advance 7 di Elecrow è un pannello touch da 7 pollici e 800×480 pixel con un ESP32-S3 a bordo; il ThinkNode M3 è un localizzatore Meshtastic che Elecrow dichiara di 40 grammi. Ho trasformato il primo in un cruscotto ESPHome con un sensore di temperatura e umidità, e
HardwareSei test iperf3 sul cluster Proxmox con lo switch MokerLink 2G080110GS: 941 Mbps TCP, 0% packet loss UDP, latenza 0.124 ms. Il bottleneck non è lo switch da 79.99 dollari.
Iscriviti alla newsletter per ricevere i migliori articoli direttamente nella tua inbox.

Il Geekworm X1011 aggiunge quattro slot M.2 NVMe a un Raspberry Pi 5 e lo trasforma in un NAS reale. Nel mio homelab regge da settimane i backup di un cluster Proxmox, con quattro SSD organizzati in un pool ZFS RAIDZ2. Ecco com'è fatto, i numeri veri misurati sul campo e come dim
Prodotto inviato da LocalBytes.
Dal 16 maggio due LocalBytes Smart Plug PM lavorano nella domotica di produzione del nostro laboratorio: stessa scocca, stessa elettronica, firmware diversi — una con Tasmota 12.2.0, una con ESPHome. Venticinque giorni dopo, la prima ha messo a registro 63,757 kWh sul carico principale e la seconda alimenta la stampante 3D senza aver mai perso una connessione. Questa è la cronaca di come ci sono arrivate, fianco a fianco.
L'ambiente di test non è un banco sterile: è la nostra domotica di produzione. Home Assistant OS in macchina virtuale su Proxmox, broker Mosquitto, SSID IoT dedicato "Lab" solo 2.4 GHz per tenere i dispositivi smart fuori dalle reti che contano — col band steering disattivato, perché un access point che prova a spingere un modulo ESP verso i 5 GHz lo fa solo sparire dalla rete. Il metodo è lo stesso del confronto tra TONOR TW822 e DJI Mic Mini: due prodotti fianco a fianco, stesso ambiente, condizioni identiche. Solo che stavolta i due contendenti sono la stessa identica presa.
Dentro ogni LocalBytes Smart Plug PM c'è un microcontroller ESP8285N08 affiancato dal chip di misura BL0937: power monitoring vero, non stimato. La presa arriva pre-flashed e preconfigurata con il firmware che scegli al checkout: Tasmota oppure ESPHome. È la scelta che definisce il prodotto: Local Bytes non vende l'ennesima presa con cloud e app proprietaria, vende domotica locale già pronta, a 12,75 sterline di listino.
La pagina ufficiale dichiara alimentazione AC 100–240 V a 50 Hz e due versioni: UK con spina BS1363 da 13 A, EU con CEE 7/7 da 16 A — la nostra. Il firmware arriva già a bordo, e questo cambia la giornata: niente saldatore, niente flash via seriale, niente pomeriggi persi a smontare plastiche. Si collega, si aggancia al WiFi, si lavora. E non è una build misteriosa: la configurazione ESPHome che Local Bytes flasha in fabbrica è pubblicata su GitHub con licenza GPL-3.0, leggibile riga per riga prima ancora di ordinare.
| Caratteristica | LocalBytes Smart Plug PM |
|---|---|
| MCU | ESP8285N08 |
| Chip di misura energia | BL0937 |
| Alimentazione | AC 100–240 V, 50 Hz |
| Corrente massima | 13 A (UK, BS1363) / 16 A (EU, CEE 7/7) |
| Firmware | Pre-flashed a scelta: Tasmota o ESPHome |
| Prezzo di listino | £12,75 |
Un dettaglio di cronaca vissuta: le due prese sono fisicamente indistinguibili. Stessa plastica, stessa serigrafia, nessuna etichetta che dica quale firmware c'è dentro. L'unico modo per capire quale sia quale è il MAC address — in pratica, ne stacchi una e guardi quale cade dalla rete. L'abbiamo fatto davvero. La coerenza costruttiva è totale, al punto che conviene attaccarci un'etichetta scritta a mano prima di metterle in produzione.
La presa Tasmota è quella che dal 16 maggio misura il carico principale del laboratorio, ed è la più noiosa delle due — nel senso migliore del termine. Letture live: 219 W, 225 V, 0,976 A, power factor 0,99. La calibrazione di fabbrica è corretta: i 225 V letti dalla presa coincidono con la tensione reale della nostra linea, senza un solo ritocco da parte nostra. E i conti tornano anche incrociando le letture: 225 V per 0,976 A fanno circa 220 VA, perfettamente in linea con i 219 W dichiarati dal chip.
Tasmota arriva con la web UI sempre inclusa: apri il browser sull'IP della presa e hai potenza, tensione, corrente e totalizzatore, più il toggle del relè. Per la diagnosi rapida è imbattibile — quando un numero non torna, la risposta è a un click di distanza, senza passare da Home Assistant.

L'aggancio a Home Assistant passa dall'integrazione Tasmota nativa: la presa si annuncia sul topic MQTT tasmota/discovery — la nostra risponde come presa_b4ffb3 — e HA la trova da sola, con SetOption19 spento, che è il default di fabbrica. La documentazione ufficiale Tasmota è netta: la vecchia MQTT Discovery di HA (SetOption19 1) è stata rimossa da tutti i build, la strada nativa è l'unica. Per noi si è tradotto in zero configurazione: la presa è comparsa in Home Assistant con tutte le sue entità, già parlando col nostro Mosquitto.
Unico requisito vero, lato infrastruttura: un broker MQTT con i retained messages abilitati — la documentazione lo mette nero su bianco, perché è lì che la discovery va a vivere. Il nostro Mosquitto li supporta di serie, quindi nessun lavoro extra. Ma se la discovery non parte, il primo posto dove guardare è quello.
C'è un solo passaggio manuale, ed è documentato: ogni device Tasmota scoperto arriva in HA con otto sensori disabilitati di default. Scelta prudente — il registro entità non si intasa di sensori che magari non userai mai — ma se vuoi Power, Voltage, Current ed Energy Today sulla dashboard, li abiliti a mano una volta sola. Due minuti, letteralmente. Da lì in poi il flusso di telemetria non si è più fermato.
Il test più serio non l'abbiamo programmato: è arrivato da solo. Durante la ricostruzione della domotica del lab il vecchio broker MQTT è andato in pensione, e la presa Tasmota è rimasta a puntare un Mosquitto che non esisteva più. Soluzione: un comando HTTP. Senza toccare fisicamente la presa, senza scala, senza riavvii.
# riconfigura il broker MQTT della presa da remoto, via HTTP
curl "http://<ip-presa>/cm?cmnd=Backlog%20MqttHost%20<nuovo-broker>%3B%20MqttPort%201883"Via Backlog i comandi si accodano e la presa si è riagganciata al nuovo Mosquitto in pochi secondi, totalizzatore intatto. È il vantaggio del modello config-driven di Tasmota: il firmware è uno, la configurazione si cambia a runtime via console, MQTT o HTTP. La stessa logica con cui mettiamo alla prova tutto l'hardware del lab, come l'hands-on sul TRENDnet TEG-S762 che regge PVE2: prima si usa in produzione, poi si recensisce.
La presa ESPHome — Localbytes Plug PM 6917a5, per la rete — alimenta la stampante 3D ELEGOO del laboratorio: 91 W live durante la stampa, segnale WiFi a -59 dBm sul SSID dedicato. Parla con Home Assistant attraverso l'API nativa sulla porta TCP 6053, niente broker di mezzo: la documentazione ufficiale ESPHome descrive ogni dispositivo come server di sé stesso, e nei fatti è così — HA si connette direttamente alla presa.
Il gotcha l'abbiamo vissuto in prima persona. Apri il browser sull'IP della presa: timeout. Nessuna web UI. Il riflesso condizionato dice presa morta. Invece no: la porta 80 è chiusa by design, perché in ESPHome il web server è un componente opzionale e la build LocalBytes non lo abilita. Tutto passa dalla 6053. Meno superficie esposta sulla rete IoT, un riflesso condizionato da rieducare.
L'adozione in Home Assistant è un config-flow: HA rileva la presa, due click e le entità sono dentro. La configurazione ufficiale LocalBytes non abilita l'API encryption di default, quindi per l'aggancio iniziale non serve nessuna chiave: zero attrito per partire, e la cifratura resta un'opzione da compilare per chi la vuole sulla propria rete. Sul nostro SSID IoT segregato la scelta di fabbrica ha perfettamente senso. È qui che il confronto Tasmota vs ESPHome smette di essere teoria: due strade di adozione diverse, entrambe pulite, sulla stessa identica presa.
La documentazione ESPHome rivendica per l'API nativa messaggi di stato binari grandi circa un decimo dei payload MQTT equivalenti, e nessun single point of failure: ogni presa è il proprio server, il broker non esiste. Documenta anche un comportamento da conoscere: se nessun client API si connette entro il timeout — 15 minuti di default — il device si riavvia da solo. Non è un difetto, è un watchdog: se la presa ESPHome sembra flappare, la prima domanda da farsi è se Home Assistant la sta davvero raggiungendo.
Sul power monitoring, la comodità più concreta: i tre fattori di calibrazione — power, voltage, current — sono esposti come number entity direttamente in Home Assistant. Si regolano dal pannello, senza console e senza ricompilare. I nostri sono ancora ai valori di fabbrica: l'affinamento con un carico di riferimento noto è il passaggio naturale del flusso compile-driven di ESPHome, e sarà uno dei test centrali della review completa.
Tutti i numeri delle due prese convergono nella "Plancia", la dashboard Home Assistant del laboratorio: gauge di potenza live, toggle per ogni presa e — soprattutto — i costi energia calcolati a tariffa reale, 0,246 €/kWh, presa dalla nostra bolletta e non da una media nazionale. È il momento in cui il power monitoring smette di essere un numero curioso e diventa contabilità di laboratorio.

La presa principale, da sola, vale circa 14 € al mese di energia: il tipo di numero che prima stimavi a spanne, moltiplicando watt di targa per ore presunte, e che adesso leggi misurato. La stima di fine mese sui carichi monitorati, aggiornata in tempo reale dalla Plancia, oggi dice questo:
55,77 €
Ogni watt del laboratorio ha adesso un prezzo, un grafico e un interruttore. È lo stesso salto di qualità che avevamo raccontato con il JetKVM e la sua web UI per il BIOS remoto: quando il controllo passa dall'andare a vedere di persona al leggerlo dal browser, indietro non si torna.
Se hai già Home Assistant e vuoi power monitoring locale — senza cloud, senza app proprietarie, senza saldatore e flash manuale — la LocalBytes Smart Plug PM è pensata per te. La scelta del firmware al checkout è il vero valore: Tasmota se vuoi MQTT, web UI sempre disponibile e riconfigurazione a runtime; ESPHome se preferisci l'API nativa e il modello compile-driven con i parametri esposti come entità. Stessa presa, due filosofie, entrambe in piedi dopo venticinque giorni di produzione. Nella review completa metteremo sotto torchio quello che qui abbiamo solo avviato:
Capitolo acquisto, per chi ordina dall'Italia: la shipping policy ufficiale parla di spedizione dall'ufficio UK con Royal Mail Tracked, 9,99 sterline verso l'EU — gratis sopra le 40 — e consegna dichiarata in 3-5 giorni lavorativi. L'IVA, come da box in apertura, è gestita al checkout: il pacco arriva senza richieste della dogana.
Le premesse sono ottime. Due prese da 12,75 sterline che reggono venticinque giorni di produzione reale senza un riavvio, si integrano in Home Assistant per due strade diverse ed entrambe pulite, e trasformano la bolletta del lab in un numero live sulla Plancia. Local Bytes ha scelto la strada meno comoda — vendere domotica locale pre-flashed invece dell'ennesimo cloud con app — e da quello che abbiamo misurato finora, funziona. Il dato che chiude la cronaca lo lascia la presa Tasmota della LocalBytes Smart Plug PM: 63,757 kWh, contati uno per uno dal 16 maggio.
Fonti: LocalBytes — Smart Plug PM, LocalBytes — esphome-localbytes-plug (GitHub), Tasmota Docs — Home Assistant, ESPHome Docs — Native API, LocalBytes — Shipping policy