6 marzo 2026 · 6 min lettura
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Diciassette anni, Acireale, un sogno horror durato un decennio. Poi lo studio è cresciuto e il suo nome è sparito dai crediti del capitolo finale.
Nel 2005, un ragazzo dall'Umbria ha costruito il più ambizioso simulatore di hacking mai realizzato in Italia. Si chiamava Mother, girava su GameMaker, ed era completamente gratis. Poi è scomparso tutto: il gioco, il sito, lo sviluppatore. Abbiamo provato a ricostruire la storia.
L'idea era semplice e folle allo stesso tempo: simulare un'intera sessione di hacking dentro un finto sistema operativo. Non parliamo di un minigioco alla Cyberpunk 2077, dove hackeri premendo i tasti giusti in sequenza. Mother ti metteva davanti a un desktop completo — terminale, browser, client email, file system — e ti diceva: arrangiati.
Il mondo di gioco era ambientato in un futuro prossimo dove Internet era crollata. Dalle sue ceneri nasceva il Network, una rete globale controllata da multinazionali che la usavano come strumento di dominio. Il giocatore vestiva i panni di un utente di Mother, un sistema operativo rivoluzionario, e doveva farsi strada accettando missioni da committenti anonimi.
La struttura narrativa offriva una scelta che oggi definiremmo da RPG: lavorare come agente per una delle corporazioni, oppure unirsi alla Underground Community, un movimento clandestino che lottava per la libertà dell'informazione. Cyberpunk puro, scritto in italiano, anni prima che il genere tornasse di moda.
Per capire Mother bisogna partire da Uplink, il capolavoro di Introversion Software uscito nel 2001. Uplink aveva dimostrato che si poteva fare un gioco di hacking credibile e coinvolgente, senza sparare un colpo. Era diventato un cult, ma restava un prodotto inglese, pensato per un pubblico anglofono.
v4ldemar — questo il nickname dello sviluppatore — voleva portare quell'esperienza in Italia, ma non si è limitato a copiare. Ha costruito qualcosa di diverso: graficamente più curato di Uplink (parola degli utenti di GameMaker Italia), più complesso nella narrativa, e con un livello di dettaglio ossessivo. Nei forum lo sviluppatore ha dichiarato che il 70% del lavoro è stato concettuale — la costruzione del mondo, la trama, i dialoghi. Il codice è arrivato dopo, quasi come formalità.
Mother includeva funzionalità che nel 2005 erano lussi per un gioco indie: un sistema di chat in-game, programmi acquistabili con i crediti delle missioni, e perfino un lettore MP3 integrato — potevi hackerare corporazioni immaginarie ascoltando la tua musica. Un dettaglio nato da un suggerimento della community durante l'alpha, che v4ldemar ha implementato nella release stabile. Chi costruisce giochi da solo e ascolta i tester è un tipo raro.
La vera esplosione di Mother è arrivata intorno al 2010, quando il gioco è finito sul CD allegato a Win Magazine, la rivista tech più venduta d'Italia. Per una generazione di ragazzini che compravano la rivista in edicola, Mother è stato il primo contatto con il mondo dell'hacking — anche se simulato. Su MyAbandonware il gioco mantiene un rating di 4.4 su 5, con utenti che nei commenti raccontano di averlo scoperto proprio da quel CD.
Il gioco è passato per diverse versioni — dalla 1.0 alla 1.02, con patch dedicate e un music patch separato — ed era completamente moddabile. Server, missioni e dati di gioco erano file di testo editabili, e la community ha prodotto mod e script, archiviati ancora oggi su Internet Archive. Esiste perfino un cheat code leggendario: digitare "makemebillgates" nel terminale regalava crediti illimitati. Un tocco di ironia che la dice lunga sullo spirito del progetto.
Dopo il successo di Mother, v4ldemar ha iniziato a lavorare su Mother ZerOs, un sequel open source. Il progetto è rimasto fermo all'alpha 0.4 — abbastanza per dimostrare che l'ambizione c'era, troppo poco per considerarlo un gioco vero. Era disponibile per Linux con tanto di installer, e il codice era aperto a chiunque volesse contribuire.
Nessuno l'ha mai completato. Ma il seme piantato da Mother ha germogliato altrove: su GitHub esiste Mother Remaster, un progetto non ufficiale sviluppato in Unity da un fan. Storia riscritta da zero, grafica aggiornata, colonna sonora nuova. La prova che, vent'anni dopo, qualcuno ci pensa ancora.
Ed eccoci alla domanda che non si trova su nessun sito di abandonware, e che forse nessuno si è mai preso la briga di fare: dove è finito l'uomo che ha costruito Mother?
Il sito ufficiale, v4ldemar.net, è morto. Non restituisce nemmeno un errore 404 — il server rifiuta la connessione, come se non fosse mai esistito. Il suo profilo GitHub è un guscio vuoto: l'account c'è, ma ha zero repository pubblici. Come se qualcuno avesse svuotato tutto e lasciato solo il nome.
Le ultime tracce digitali risalgono al 2021, su un profilo OpenDesktop.org dove pubblicava screenshot di desktop Linux e set di icone. Il profilo conferma il nome reale — Massimo Pinzaglia — e la posizione: Italia. Nel 2016 ha rilasciato VOID, un FPS indie costruito con un engine proprietario scritto in C++ (SDL e OpenGL). Un progetto che dimostra competenze da programmatore serio, non da hobbista del weekend.
Poi, il silenzio. Abbiamo scavato più a fondo, e le tracce portano in Umbria — un paesino di dodicimila anime in provincia di Terni. Il cognome non è comune, il luogo combacia. Sappiamo dove cercarlo, ma quello che abbiamo trovato racconta una storia diversa da quella che ci si aspetterebbe. Chi ha costruito mondi cyberpunk dove le corporazioni controllavano la rete oggi fa un mestiere molto più concreto, con le mani e non con la tastiera. Non diremo di più per rispetto della privacy.
Ma la domanda resta: un talento così, in un Paese con un ecosistema indie appena decente, avrebbe potuto diventare il prossimo Introversion Software? O era destino che restasse un hobby brillante e poi dimenticato?
Nel panorama dei giochi di hacking, la genealogia è chiara: Uplink (2001) ha inventato il genere, Hacknet (2015) l'ha portato al grande pubblico con comandi Unix reali, e oggi abbiamo una dozzina di simulatori su Steam. Ma in mezzo, in quel vuoto tra il 2001 e il 2015, c'era Mother — un progetto italiano, gratuito, con un worldbuilding che molti giochi tripla A si sognano.
La visione di v4ldemar era profetica in modo quasi inquietante: un Internet crollato e ricostruito sotto il controllo di poche corporazioni, la sorveglianza di massa, una resistenza digitale sotterranea. Scritta nel 2005, questa trama suona oggi come una descrizione fin troppo accurata del dibattito su Big Tech, neutralità della rete e diritto all'informazione.
Mother è la prova che in Italia il talento nel game design c'è sempre stato — quello che è mancato è un sistema capace di valorizzarlo. Pinzaglia ha costruito un universo intero, l'ha regalato al mondo, e poi è sparito. Ma i giochi non muoiono davvero: qualcuno li archivia, qualcuno li riscrive in Unity, qualcuno ne scrive vent'anni dopo. Se avete un vecchio PC e un'ora libera, scaricatelo da Internet Archive. È il minimo che possiamo fare per un pezzo di storia videoludica italiana che non ha mai avuto il palcoscenico che meritava.
Internet Archive — Mother · MyAbandonware · HWUpgrade Forum · GameMaker Italia · Tom's Hardware Italia · Mother Remaster (GitHub) · OpenDesktop.org — v4ldemar