250.000 stelle su GitHub in sessanta giorni. React ce ne ha messi tredici, di anni, per arrivare a 243.000. Il progetto si chiama OpenClaw, e no, non è un modello AI. Non ha addestrato niente, non ha consumato megawatt di GPU, non ha raccolto miliardi in venture capital. È un orchestratore: prende modelli che già esistono — DeepSeek, Qwen, GPT, Claude, Llama — e li trasforma in agenti autonomi che rispondono su WhatsApp, Telegram, Slack, Discord.
L'ho installato. Ci ho giocato. E vi racconto sia l'epifania che i brividi.
Da weekend hack a assunzione in OpenAI
La storia è talmente assurda che sembra inventata. Peter Steinberger, sviluppatore austriaco, a novembre 2025 si siede davanti al Mac e decide che gli dà fastidio non avere un modo semplice per collegare modelli AI diversi a un bot su Telegram. Non scrive un business plan. Non cerca investitori. Fa la cosa più pericolosamente efficace che uno sviluppatore possa fare: si fa generare il prototipo dall'AI stessa.
Il progetto nasce come Clawdbot. Anthropic contesta il trademark — comprensibilmente. Diventa Moltbot. Poi OpenClaw.
Il 14 febbraio 2026, San Valentino, Steinberger entra in OpenAI. Sam Altman lo definisce "un genio con idee straordinarie su come agenti molto intelligenti possano interagire tra loro". Sessanta giorni dopo il lancio pubblico, il repo ha 250.829 stelle, 48.274 fork, 1.075 contributor. Il giorno del lancio: 9.000 stelle. In 72 ore: 60.000.
Jensen Huang al GTC 2026 lo chiama "il sistema operativo dell'AI personale" e annuncia NemoClaw, lo stack enterprise Nvidia costruito sopra OpenClaw.
"OpenClaw ha spalancato la prossima frontiera dell'AI a chiunque ed è il progetto open source con la crescita più veloce nella storia." — Jensen Huang, GTC 2026
Jensen Huang non fa complimenti gratis. Quando il CEO di Nvidia dice che un progetto è "definitely the next ChatGPT", o ci crede davvero o sta preparando il terreno per vendere GPU. Probabilmente entrambe le cose.
Un framework, non un cervello
Mettiamo in chiaro una cosa: OpenClaw non compete con GPT-5 o Claude. È lo strato che sta sopra — l'orchestratore che prende un modello qualsiasi, locale o remoto, e lo trasforma in un agente autonomo capace di eseguire task, chiamare API, interagire via chat.
Si collega a qualsiasi LLM tramite Ollama per il self-hosting o API cloud per chi preferisce. Gestisce canali multipli — WhatsApp, Telegram, Slack, Discord, webhook generici — attraverso un sistema a plugin chiamato "skill", con registry pubblico. E su quel registry torneremo, perché è lì che iniziano i guai. Licenza MIT: nessun lock-in, nessun paywall, nessuna telemetria obbligatoria.





