20 marzo 2026 · 5 min lettura
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ARM AGI CPU: 136 core Neoverse V3, 3nm, co-sviluppato con Meta. Il primo ARM server processore in 35 anni. Zero benchmark, molta ambizione.
Il co-fondatore di Supermicro è stato arrestato per aver contrabbandato $2.5 miliardi di GPU Nvidia verso la Cina. Server finti costruiti come repliche. Etichette seriali spostate con un asciugacapelli. Messaggi crittografati. E un'email che dice "dobbiamo accelerare prima del 13 maggio!" — il giorno in cui entravano in vigore i nuovi controlli export.

Il 19 marzo 2026, il Dipartimento di Giustizia americano ha messo le manette a Wally Liaw, 71 anni, co-fondatore e Senior Vice President di Supermicro, e a Willy Sun, 44 anni, broker taiwanese che gestiva la logistica. Steven Chang, 53 anni, general manager di Supermicro Taiwan, è latitante. I capi d'accusa sono tre ciascuno: cospirazione per violazione dell'Export Controls Reform Act (massimo 20 anni), cospirazione per contrabbando (massimo 5) e cospirazione per frode ai danni degli Stati Uniti (massimo 5). Trent'anni potenziali. Non una multa, non una sospensione: il carcere federale.
Lo schema era semplice nella struttura e colossale nella scala.
Secondo il procuratore Jay Clayton, i tre "hanno operato attraverso una rete intricata di bugie, offuscamento e occultamento". Io avrei aggiunto: e di sfacciataggine industriale.
Qui devo fare una digressione, perché il contesto storico trasforma questa vicenda da cronaca giudiziaria a diagnosi aziendale. Supermicro non è nuova agli scandali. Nel 2018 Bloomberg pubblica l'inchiesta "Big Hack": chip spia cinesi saldati sulle motherboard Supermicro. L'accusa non viene mai confermata, le azioni crollano del 40%, la comunità tech liquida tutto come giornalismo sensazionalista. Nello stesso periodo esplode uno scandalo contabile: la SEC multa Supermicro $17.5 milioni, e Liaw si dimette. Nel 2024, Hindenburg Research pubblica un report devastante, Ernst & Young si dimette come auditor. Azioni giù del 19% nel solo giorno della pubblicazione.
E adesso, marzo 2026: il co-fondatore arrestato per contrabbando.
Peccato che la mela marcia sia il co-fondatore. L'uomo che ha creato l'azienda nel 1993, che detiene il 2.6% delle azioni, che si era dimesso nel 2018 per lo scandalo contabile e che il board ha deliberatamente riammesso tra il 2021 e il 2022, riportandolo nel consiglio di amministrazione a dicembre 2023. Non un dipendente qualsiasi rientrato dalla porta di servizio: un dirigente che il board ha scelto di riabilitare. Tre scandali in otto anni, stesso protagonista. A un certo punto il problema non è l'individuo — è il sistema che lo protegge.
Torniamo al Big Hack del 2018. Bloomberg sosteneva che Supermicro avesse chip spia cinesi sulle motherboard. Apple e Amazon negarono. La comunità infosec si divise. I dettagli tecnici non reggevano. Ma l'intuizione di fondo — Supermicro ha un problema Cina — si è rivelata profetica in un modo che nessuno aveva previsto. Non spy chips nascosti nell'hardware: il co-fondatore che spediva direttamente i server più avanzati del pianeta aggirando ogni controllo. La realtà è più banale e più grave della fantascienza.

Se hai un server Supermicro X9, X10 o X11 nel rack di casa — e so che molti di voi ce l'hanno, perché Supermicro è IL brand dell'homelab per rapporto prestazioni/prezzo sull'usato — l'impatto pratico immediato di questa vicenda è probabilmente zero. Lo schema di contrabbando riguardava GPU server enterprise da centinaia di migliaia di dollari, non le board dual-socket che compri su eBay a 200 euro.
Ma l'impatto sulla fiducia è un'altra storia.
Un'azienda con tre scandali di governance in otto anni, il cui co-fondatore gestiva una rete di contrabbando internazionale mentre sedeva nel board, merita la tua fiducia per il firmware BMC/IPMI che gira sui tuoi server? Quel firmware ha accesso completo all'hardware, opera a un livello più profondo del sistema operativo, e viene aggiornato con cadenza irregolare. Non sto dicendo che ci siano backdoor — sto dicendo che un'azienda con questo livello di controllo interno non ti dà garanzie sufficienti per escluderle.
Le azioni SMCI sono crollate del 25-28% il giorno dopo gli arresti, evaporando circa $5 miliardi di market cap. I mercati hanno reagito. Ma le domande vere restano aperte:
Supermicro ha costruito il suo successo sulla promessa di hardware enterprise a prezzi accessibili. Quella promessa ha alimentato datacenter, startup e migliaia di homelab. Ma il prezzo basso veniva con una governance che ha tollerato, rimosso e poi riammesso un dirigente che gestiva una rete di contrabbando da miliardi di dollari. Secondo il Financial Times, la Cina ha ottenuto circa $1 miliardo di chip AI in tre mesi grazie a schemi come questo. Non è un errore di giudizio: è un fallimento strutturale. Per chi compra hardware, il prezzo del server non conta più — conta quanto ti fidi di chi lo costruisce.
Fonti: DOJ Press Release · Supermicro IR · Fortune · CNBC · NBC News · Tom's HW IT