C'è un momento, nella storia industriale di un paese, in cui il baricentro si sposta. Non con un terremoto, ma con un bonifico. Nel caso dell'Italia, il bonifico è da 5,06 miliardi di euro, direzione Catania. E la firma in calce è quella di un'azienda che in Sicilia produce chip da sessant'anni, quando "Etna Valley" non era ancora un nome — era solo una collina con vista sul vulcano.
STMicroelectronics costruirà a Catania il SiC Campus: il primo impianto al mondo completamente integrato per il carburo di silicio. Dalla polvere grezza al dispositivo finito, tutto in un unico sito. Capacità a regime: 15.000 wafer da 200mm a settimana. Investimento totale: 5,06 miliardi, di cui 3,1 miliardi da ST, 1,76 dal MIMIT e 300 milioni dalla Regione Siciliana (fonte).
Avvio nel 2026. Piena capacità nel 2033. Quasi tremila nuove assunzioni.
Tutto bellissimo. Ma la storia non è così lineare.

Tutto è iniziato con un fisico di Agira
Per capire il SiC Campus bisogna tornare indietro di quarant'anni, in un ufficio della SGS — Società Generale Semiconduttori, azienda pubblica italiana che nessuno fuori dal settore ricordava. A guidarla c'era Pasquale Pistorio, nato ad Agira, provincia di Enna, nel 1936. Un siciliano che trasformò una fabbrica statale in crisi nella multinazionale che oggi conosciamo come STMicroelectronics.
Pistorio non si limitò a risanare i conti. Piantò le radici della produzione di semiconduttori a Catania quando il resto del mondo guardava solo alla Silicon Valley e al Giappone. Una scelta che all'epoca sembrava provinciale. Col senno di poi, è stata visionaria.
È morto nel settembre 2025. Il SiC Campus è, in un certo senso, l'ultimo dividendo di quella scommessa.




