E se domani potessi buttare via la tua VM Docker e far girare quei container direttamente su Proxmox, senza hypervisor di mezzo, senza overhead, senza quella sensazione di avere un intermediario inutile tra te e i tuoi servizi?
Proxmox VE 9.1 ha fatto una mossa che aspettavo da anni: supporto nativo per immagini OCI nei container LXC. Tradotto: prendi un'immagine da Docker Hub, la scarichi dalla GUI di Proxmox, e la esegui come container LXC. Niente Docker Engine, niente runtime extra, niente strati su strati. Il mio primo pensiero, quando l'ho letto, è stato che qualcuno a Vienna avesse finalmente capito cosa serve davvero a chi gestisce un homelab.

Cos'è cambiato e perché dovresti prestare attenzione
Fino alla versione 9.0, Proxmox gestiva due mondi separati: le VM complete con QEMU e i container LXC basati su template Debian, Ubuntu, Alpine e poco altro. Se volevi far girare Grafana, AdGuard Home o un reverse proxy Traefik, la strada più battuta era creare una VM con Ubuntu, installarci Docker, e poi tirare su i container. Funziona, certo. Ma stai dedicando 2-4 GB di RAM solo alla VM prima ancora di avviare un singolo servizio. Su un mini PC con 16 GB — il classico NUC o Beelink che popola i rack casalinghi italiani, dal monolocale milanese alla cantina di una villetta in Brianza — quei gigabyte pesano.
Con la 9.1, rilasciata il 19 novembre 2025, Proxmox ha aggiunto un percorso alternativo. Dalla GUI vai su Storage > CT Templates > Pull From OCI Registry, inserisci il riferimento dell'immagine (tipo docker.io/eclipse-mosquitto o grafana/grafana), scegli il tag, e Proxmox scarica l'immagine, schiaccia tutti i layer in un unico rootfs, e genera un template LXC pronto all'uso. Poi crei il container come faresti con qualsiasi altro LXC: CPU, RAM, storage, rete. Tutto dal pannello che già conosci.
Il runtime è LXC, non Docker — e questa distinzione cambia tutto.



