Era un PC da gaming. Un Ryzen 7 1800X montato nel 2017, quando Zen 1 era la grande promessa di AMD. Ha fatto il suo lavoro per anni, poi è arrivato l'upgrade a un Ryzen di nuova generazione e la macchina vecchia è rimasta lì, spenta, a prendere polvere. Non me la sentivo di lasciarla morire.
L'ho presa, le ho tolto il case originale, l'ho infilata dentro un vecchio case tower server recuperato — adattando gli slot a mano perché le misure non combaciavano. Ho aggiunto un alimentatore ATX, una scheda di rete PCI da 2.5 Gbps comprata apposta, una scheda video riciclata da un PC ancora più vecchio. Il risultato non era bello. Ma si accendeva, postava, e aveva sedici thread da dare in pasto a Proxmox.
Oggi quella macchina Frankenstein fa girare dodici container Linux, un sistema di intrusion detection con AI, cinque applicazioni web in produzione e l'analytics del blog che stai leggendo. Il cloud non ha mai visto un mio centesimo. Del Raspberry Pi 5 e dell'intelligenza artificiale che analizza il traffico di rete ne avevamo già parlato. Quella era una fetta del sistema. Oggi apro il cofano intero.

L'hardware del mio homelab Proxmox: pezzi riciclati e una scheda madre entry level
Il processore è l'originale della macchina gaming: un AMD Ryzen 7 1800X, otto core fisici, sedici thread, boost a 3.85 GHz. Primo della stirpe Zen, quello che riaprì la competizione con Intel dopo anni di stagnazione. Nove anni dopo, con dodici container in esecuzione, la macchina non suda. Ce n'è d'avanzo.
La scheda madre è una ASUS PRIME B350-PLUS — entry level puro, nata per il gaming budget. Quattro slot DIMM, un M.2 per l'NVMe e PCI Express standard. Niente ECC, niente IPMI, niente di quello che un purista del self-hosting considererebbe necessario. Per un homelab che non deve garantire cinque nove di uptime, funziona.
La RAM è il pezzo più anarchico di tutto il sistema: 48 GB di DDR4 distribuiti su tre moduli da 16 GB di produttori diversi, forzati a convivere a 2666 MHz dal BIOS della B350. Un overclocker piangerebbe. Ma in un homelab che fa girare container Linux, l'unica metrica che conta è la stabilità. E dopo giorni di uptime continuo: zero memory error.




