13 marzo 2026 · 5 min lettura
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E se il prossimo Lovable lo facessi girare su un Raspberry Pi nel tuo salotto?
Tinykit è un app builder open-source che promette di fare con le web app quello che PocketBase ha fatto con i backend: ridurre tutto a un singolo binario, zero dipendenze, deploy in secondi. In un mercato che nel 2026 vale tra i 30 e i 49 miliardi di dollari, un progetto con 408 stelle GitHub e un solo contributor suona come una follia. O come l’inizio di qualcosa.
L’idea di Matthew Morris — unico sviluppatore dietro il progetto, profilo GitHub elemdos, nessuna altra traccia pubblica — è brutalmente semplice. Ogni app che crei con Tinykit è un singolo file .svelte accoppiato a una collection PocketBase. Niente Docker compose con quindici servizi. Niente pipeline CI/CD da configurare. Scrivi (o fai scrivere all’AI) il tuo componente Svelte, Tinykit lo impacchetta con Vite e lo serve. Deploy in 1-2 secondi. Lo stack è Svelte al 60.5%, TypeScript al 30.8%, PocketBase come backend con SQLite dentro, Tailwind per lo stile. Se hai mai usato PocketBase per un side project, sai già metà della storia.

La repo è pubblica dal 10 dicembre 2025. Versione attuale: v0.0.1.
La generazione del codice avviene via LLM — supporta OpenAI, Anthropic (Claude) e Gemini con il modello BYOK, bring your own key. Tu porti la chiave API, Tinykit la usa per generare i componenti Svelte. Nessun vendor lock-in sull’AI, almeno in teoria.
Lovable ha raggiunto 100 milioni di dollari di ARR in 8 mesi e genera oltre 3 milioni di app al mese (100.000 al giorno). V0 di Vercel e Replit hanno raccolto centinaia di milioni in venture capital. Tinykit ha 139 commit e un contributor. Il confronto è impari, ma è proprio questo il punto.
Sul sito ufficiale campeggia un claim accattivante: risparmi il 97% rispetto ai SaaS cloud. Il calcolo è semplice — un VPS da $5 contro $20/mese di Lovable. Peccato che manchi una voce piuttosto importante.
Detto questo — e qui faccio un passo indietro perché io stesso non ho numeri precisi sul costo medio di generazione per app — il vantaggio economico esiste per chi fa self-hosting come stile di vita. Se già paghi un VPS per Pangolin, Nextcloud, n8n e altri servizi, aggiungere Tinykit è praticamente a costo marginale zero.
Qui la cosa diventa personalmente interessante.
Un file Svelte + SQLite gira su qualsiasi cosa. Raspberry Pi 4, mini-PC recuperato, NUC polveroso dimenticato sotto la scrivania. PocketBase è già un nome familiare nella community self-hosting — un singolo binario Go che puoi lanciare con ./pocketbase serve e dimenticarti che esiste un backend. Tinykit si appoggia su questa filosofia e la estende alla generazione di intere applicazioni.

Si integra con Nginx Proxy Manager, Traefik, Caddy — qualunque reverse proxy tu stia usando. La promessa di 50+ app su un VPS da 2GB non l’ho verificata, ma con PocketBase e Svelte compilato il footprint è oggettivamente minimo.
Non basta.
Non basta che sia open-source e MIT per fidarsi. Tinykit ha un bus factor di 1 — se Matthew Morris domani smette di contribuire, il progetto muore. Nessun audit di sicurezza pubblico. L’autenticazione nativa non c’è ancora. E c’è un dettaglio che chi parla di sovranità dei dati spesso dimentica: le chiavi API LLM inviano i tuoi prompt a server americani. Il self-hosting protegge i dati dell’app, ma non la fase di generazione del codice.
Il punto non è se Tinykit sostituirà Lovable — è che gioca in una categoria diversa. Lovable è per team che vogliono prototipare velocemente e non hanno interesse nel gestire infrastruttura. Tinykit è per chi l’infrastruttura è il progetto.
Se passi i weekend a ottimizzare i container Docker sul tuo Proxmox, se il tuo router ha più VLAN del tuo ufficio, se la parola docker-compose.yml ti provoca un sorriso involontario — Tinykit parla la tua lingua. Lo slogan del progetto è "Build your digital homestead" e non potrebbe essere più azzeccato.
Se invece hai bisogno di autenticazione oggi, di un ecosistema maturo, di supporto enterprise — aspetta. La v0.0.1 è onesta nel dichiarare cosa manca.
Tinykit è un progetto affascinante e pericolosamente acerbo. L’architettura è elegante — Svelte + PocketBase + LLM è una combinazione che ha senso — ma il bus factor di 1, l’assenza di autenticazione e la mancanza di audit rendono impossibile raccomandarlo per qualsiasi cosa in produzione. Per il homelab? È esattamente il tipo di esperimento che vale la pena provare: leggero, self-hosted, potenzialmente potente. Tienilo d’occhio, installalo su un VPS di test, genera qualche micro-app. Ma non ci costruire sopra nulla che non puoi permetterti di perdere.
Fonti: Repository GitHub Tinykit · BrightCoding · Lovable Pricing · Hetzner Cloud · PocketBase · CLOUD Act (EFF)