$193.7 miliardi. Questo è il fatturato Data Center di Nvidia nel fiscal year 2026. Il Gaming? $16.0 miliardi. Il 7.4%.
Trent'anni fa Nvidia produceva schede grafiche. Oggi produce l'infrastruttura computazionale su cui si regge la corsa agli armamenti dell'intelligenza artificiale — e ne vende una fetta enorme alla Cina, con il 25% di pizzo a Washington. La differenza tra quei due numeri racconta una storia che chi gioca o chi gestisce un homelab conosce già sulla propria pelle: non siete più il cliente.

A dicembre 2025 l’amministrazione Trump ha autorizzato la vendita dei chip H200 alla Cina. Il prezzo politico: il 25% dei ricavi versato al governo federale. Il regolamento è stato pubblicato il 13 gennaio 2026. Nvidia incassa, Washington incassa, Pechino riceve hardware AI di ultima generazione.
Il Council on Foreign Relations ha definito la policy "strategically incoherent and unenforceable". I numeri danno loro ragione: il regolamento permette fino a un milione di H200 all’anno per la Cina, con un aumento stimato del 250% della capacità AI compute cinese nel 2026 e del 1000% nel 2027.
A marzo 2026, durante il GTC, sono emerse cifre su 400.000 GPU H200 già ordinate dalla Cina. Intanto ByteDance accede a 36.000 chip Blackwell B200 — circa 2.5 miliardi di dollari — tramite Aolani Cloud in Malesia. La risposta di Nvidia: "no objections".
"Nvidia has made such good chips that if they were sold freely to the CCP, the CCP would likely overtake us in the AI arms race." — Rep. Brian Mast
La frase è del rappresentante Brian Mast, non di un analista indipendente. Viene dal Congresso degli Stati Uniti. E non è nemmeno la dichiarazione più pesante.
Il 29 gennaio 2026 il Chairman Moolenaar ha dichiarato che Nvidia ha fornito "extensive technical support" a DeepSeek, i cui modelli risultano integrati nei sistemi dell’Esercito Popolare di Liberazione. La risposta dello spokesperson Nvidia è stata quasi poetica nella sua sfacciataggine: la Cina dispone di chip domestici più che sufficienti per ogni applicazione militare.




