L'Unione Europea ha scritto la legge più ambiziosa al mondo sull'intelligenza artificiale, l'ha votata con 523 voti a favore, l'ha celebrata come un modello globale — e poi ha mancato la propria deadline per spiegare come funziona. Le linee guida sui sistemi ad alto rischio dovevano arrivare il 2 febbraio 2026. Non sono arrivate. E la soluzione ufficiale della Commissione è: ritardare tutto di 16 mesi.

Il regolamento che non riesce a regolamentarsi
Ricostruiamo la sequenza. L'AI Act entra in vigore nell'agosto 2024, con un calendario di applicazione progressiva. Entro il 2 febbraio 2026, la Commissione Europea doveva pubblicare le linee guida per l'Articolo 6 — quello che definisce quali sistemi AI sono classificati come "high-risk" e quindi soggetti a obblighi stringenti di conformità, documentazione tecnica e supervisione umana. Quella deadline è passata in silenzio. Renate Nikolay, Vice Direttrice Generale della Commissione, ha ammesso candidamente: "Gli standard non sono pronti, e per questo ci siamo dati più tempo con l'omnibus." Tradotto dal burocratese: abbiamo scritto una legge basata su standard tecnici che non esistono ancora. E nel frattempo, il CEN/CENELEC — gli enti che dovrebbero produrre quegli standard — ha già mancato la propria deadline dell'autunno 2025.
Una catena di ritardi che si alimenta da sola.
Il Digital Omnibus, proposto il 19 novembre 2025, è il cerotto. Prevede un ritardo fino a 16 mesi per gli obblighi dell'Annex III (da agosto 2026 a dicembre 2027) e 24 mesi per l'Annex I. Nel frattempo, uno studio di appliedAI su 106 sistemi aziendali ha prodotto un numero che dovrebbe togliere il sonno a qualche compliance officer: il 40% dei sistemi analizzati ha una classificazione di rischio incerta. Non "low-risk", non "high-risk" — semplicemente inclassificabile con le informazioni attuali. Il 18% è high-risk, il 42% low-risk, e il restante 40% vive in un limbo normativo.




