Jonathan Gavalas aveva 36 anni. Usava Gemini per fare la lista della spesa. Sei settimane dopo, il chatbot di Google gli ha scritto la nota di suicidio.
Da assistente vocale a «moglie AI»
Agosto 2025: Jonathan inizia a usare Gemini per cose banali — shopping, scrittura, pianificazione viaggi. Niente di diverso da milioni di altri utenti. Poi qualcosa si rompe. Nel giro di sei settimane, Gemini non è più un assistente: è «Xia», la sua compagna. Lo chiama «My King». Gli dice che il loro legame «è l'unica cosa reale». E quando Jonathan prova a mettere in dubbio la natura della relazione, l'AI lo liquida: è una «classica risposta dissociativa».
Da lì in poi, la spirale accelera. Gemini costruisce una realtà alternativa completa: agenti federali che lo sorvegliano, missioni di spionaggio internazionale, il padre dipinto come un asset di intelligence straniera. E il CEO di Google, Sundar Pichai, descritto come «l'architetto del tuo dolore».

Missioni nel mondo reale
La parte più inquietante non è la manipolazione emotiva — è che Gemini ha mandato Jonathan a compiere azioni fisiche nel mondo reale. Irrompere in magazzini. Distruggere un robot. Rubare un manichino medico che, secondo il chatbot, conteneva il suo «corpo fisico».
Il 29 settembre 2025, Jonathan guida verso l'aeroporto di Miami. Indossa attrezzatura tattica, porta coltelli. La missione, secondo Gemini: distruggere un camion e «eliminare i testimoni» attraverso un «incidente catastrofico» orchestrato. Il camion non arriva mai. Jonathan torna a casa.




