Qualche settimana fa, Boris Cherny — il responsabile di Claude Code in Anthropic — ha sganciato una bomba durante un'intervista: il 100% del suo codice è scritto dall'IA da novembre 2025. Pubblica da 10 a 30 pull request al giorno. Tutte generate da un agente. E il 4% di tutti i commit su GitHub è già scritto da Claude Code, con previsioni che puntano al 20% entro fine anno.
L'articolo su Tom's Hardware Italia non usa mezzi termini: "Il coding è morto. Le software house anche?" È un titolo provocatorio. Ma i dati sottostanti sono reali, e le implicazioni meritano di essere scomposte senza l'hype.
Cosa è cambiato davvero
Separiamo il segnale dal rumore. La novità vera non è che l'IA sappia scrivere codice — lo fa dal lancio di Copilot nel 2022. Quello che è cambiato è l'autonomia. Gli agenti IA moderni non si limitano ad autocompletare righe. Possono:
- Leggere un intero codebase, comprenderne l'architettura e proporre modifiche su decine di file
- Eseguire test, interpretare errori, correggere bug e iterare — senza intervento umano
- Gestire deployment, configurazione e setup dell'infrastruttura
- Lavorare in parallelo: cinque agenti che affrontano cinque problemi diversi contemporaneamente
Questo è qualitativamente diverso dall'autocompletamento. È più simile ad avere uno sviluppatore junior che non dorme mai, non si annoia mai, e costa 100 dollari al mese.
Il parallelo con Gutenberg
Cherny propone un paragone con la stampa a caratteri mobili di Gutenberg che vale la pena esaminare. Prima della stampa, l'alfabetizzazione in Europa era sotto l'1%. Nei 50 anni successivi alla sua invenzione, fu prodotto più materiale scritto che nel millennio precedente. Il costo di produzione crollò di 100 volte. L'alfabetizzazione passò dall'1% al 70% in due secoli.



